Pieve
Vecchia
L'attuale edificio è ciò che rimane della
duecentesca chiesa di S. Giuliano prima e della pieve quattrocentesca
poi. Nel 1501 ottenne il titolo di Collegiata. Nel 1836 la chiesa
venne parzialmente demolita per far posto alla nuova Collegiata.
La cripta sottostante al loggiato della Pieve (demolito) era utilizzata
come luogo di sepoltura fino al 1789, anno di costruzione del
cimitero esterno al paese. All'interno della Pieve, nella cappella
a destra, è posto un Fonte battesimale del 1400, un Battesimo
di Gesù di Scuola robbiana, un Compianto su Cristo morto
di Luca Signorelli ed una Deposizione molto rimaneggiata. La cappella
centrale ha alle pareti due ovali affrescati con Cristo e la Veronica
e l'Innalzamento della Croce, eseguiti da Niccolò Lapi
nel 1725. Nella cappella a sinistra è invece conservato
l'archivio parrocchiale; sull'altare una tela rappresenta l'Adorazione
di S. Francesco (attualmente esposta nella chiesa di S Angelo).
Le pareti della Pieve ospitano un gran numero di tele del XVI-XVII
sec. Tra questi segnaliamo una Strage degli Innocenti copia da
G. Reni di G.B. Cimica (1744).
Chiesa
del Gesù
La chiesa, costruita per volere della Congregazione del
SS. Sacramento, venne consacrata nel 1545. L'ingresso è
preceduto da un loggiato, sostenuto da sei pilastri quadrati in
pietra. L'edificio si sviluppa su tre piani, a causa del notevole
dislivello del terreno.
Il primo livello ingloba l'antica Porta di S. Giuliano, quello
intermedio ospita un oratorio con volte a crociera e decorazioni
ad affresco, mentre all'altezza della piazza venne collocato l'oratorio
del Sacramento. Questo fu detto del Gesù perché
nell'altare maggiore era posto un Crocifisso ligneo di scuola
di Baccio da Montelupo, dei primi del'500.
Tale altare, così come il Sepolcro di Luca Buonomini alla
parete, fu realizzato nel 1608 da Filippo Berretini. L'interno
è caratterizzato da decorazioni tardo-manieriste, tra cui
spicca il notevole Soffitto ligneo a cassettoni del cortonese
Niccolò Becci (1615). Sull'altare di destra vi è
la Resurrezione (1599) di Francesco Vanni; di fronte si trova
l'Ultima cena (1586) di Francesco Morandini. Le altre quattro
tele raffiguranti episodi della Passione di Cristo, sono opera
del Mazzuoli. Vi sono inoltre due notevoli sculture lignee del
'600: una rappresenta il Cristo morto (1652) e l'altra il Cristo
risorto (1620) dell'intagliatore Niccolò di Smeraldo Salvi.
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